All’inizio delle mie ricerche di ecocritica, in un articolo intitolato “A voi la soluzione!”, avevo riflettuto sui limiti di quella retorica diffusa che assegna alle nuove generazioni il ruolo di “eroi salvatori del mondo”. Dai libri di scuola alla pubblicità, passando per la narrativa, il messaggio implicito è spesso lo stesso: tocca a te – che sei forte e “resiliente”, ma soprattutto giovane e quindi interessato al tuo futuro - risolvere quel cruciverba ingarbugliato, quel puzzle di cui sono stati sparpagliati i pezzi che ti viene consegnato dalle mani di chi, finora, ha (mal)gestito gli equilibri del pianeta.
Quella riflessione teorica trova una traduzione visiva efficace nella tutina verde dell’“attivista green” ricevuta in regalo, strettina e indossata un po’ a forza dalla protagonista/narratrice di La crisi climatica esiste, non è un unicorno, firmato da Alessia Iotti, in arte Alterales.
Attivismo? Ma quale attivismo?
Alterales ridefinisce l’attivismo sottraendolo tanto all’epica quanto al moralismo. Oltre l'etichetta, un attivista green è «una persona che non si siede sui problemi scomodi, ma sceglie di portarli a galla nel modo che preferisce, per discuterne, affrontarli e risolverli insieme».
Il fumetto diventa così uno strumento di "attivismo inclusivo". Nato sui social, poi pubblicato da Mondadori nel 2023 e portato nelle scuole, il progetto alla base del libro mantiene una forte dimensione dialogica, che si concretizza in iniziative in cui l’autrice incontra i lettori nelle scuole, ascoltando le loro visioni del futuro, tra sogni e inquietudini, e offre agli insegnanti un utile e divertente strumento didattico. Alterales non dimentica le potenzialità dei social, spazio di libera discussione dove le sue creazioni sono state conosciute dal pubblico, in rete prima ancora che sulla carta. Il “fumetto climatico” è quindi vissuto a pieno titolo non un mezzo di comunicazione unidirezionale, ma come punto di incontro tra discipline e generazioni.
Contro la pedagogia del panico
Il modo in cui viene comunicata la crisi climatica è spesso controproducente: genera panico, e il panico è paralizzante. Questo fumetto sceglie un’altra via. Non vuole spaventare, ma lavorare sull’immaginazione delle possibili azioni positive e sulla volontà di cambiare le cose perché “l’unico modo per non avere paura è accendere la luce per vedere il problema e trovare soluzioni”.
La divulgazione scientifica è semplice ma accurata: dall’effetto serra al funzionamento dell’industria del fast fashion, fino ai temi dell’accessibilità del trasporto sostenibile. Le metafore visive rendono comprensibili concetti complessi senza banalizzarli. Il volume è corredato da una bibliografia delle fonti, per chi volesse saperne di più.

Non solo responsabilità individuale
Il libro prende posizione contro una certa narrazione ambientalista che scarica il peso della crisi sulle sole scelte individuali. Le azioni personali sono utili, ma non bastano. Accanto alle buone pratiche quotidiane, Alterales richiama la necessità di azioni collettive e di un messaggio che arrivi ai governi, perché la crisi climatica è sistemica e richiede trasformazioni strutturali.
Dal peso del sacrificio al ventaglio delle possibilità
La transizione ecologica viene spesso raccontata come un percorso di rinunce, un elenco di ciò che non si può più fare. Alterales propone un cambio di prospettiva: non considerare le buone pratiche come divieti, ma come occasioni di cambiamento, scoperta e creatività.
È un invito a sottrarsi all’inerzia del “le cose sono sempre andate così”, formula che legittima l’immobilismo e neutralizza l’immaginazione. Un invito a sfilarsi la tutina monocolore di “attivista green” imposta dall’alto per ascoltare e proporre nuovi colori in una strategia di gioco che faccia “portare a casa una partita che non è ancora persa".
Vedi l'intervista ad Alterales per TeleAmbiente
Aggiungi commento
Commenti
Davvero un volume interessante.
Grazie del suggerimento