Nel panorama del climate graphic novel italiano, La grande rimozione di Roberto Grossi occupa una posizione particolare. non è un fumetto che racconta il cambiamento climatico attraverso una storia lineare o personaggi tradizionali. È invece un’opera complessa, costruita dall’autore nell’intento di farci “vedere” il problema nella sua interezza frammentata.
L’iperoggetto: troppo esteso e complesso per una visione di insieme
Un riferimento che Grossi sembra avere ben presente è il concetto della questione climatica come “iperogetto”, elaborato dal filosofo Timothy Morton. Un iperoggetto è qualcosa di così vasto, viscoso e diffuso nel tempo e nello spazio che non possiamo osservarlo nella sua totalità. Il cambiamento climatico è esattamente questo: lo viviamo, ne vediamo gli effetti, ma non riusciamo ad afferrarlo come un oggetto unico e compatto. La grande rimozione traduce questa condizione in forma grafica, creando connessioni che il lettore ricostruisce.

Graphic journalism? Graphic essay? No: “documentario a fumetti”
La critica ha cercato di inserire l'opera nelle categorie del graphic journalism, graphic essay o dell'autobiografia. Grossi preferisce definirlo un documentario a fumetti, che presuppone una lunga fase di ricerca, simile per rigore a quella di un saggio, una selezione delle informazioni seguita da un'attento "montaggio", un ruolo primario per le immagini nella costruzione del senso. Il risultato è in linea con quanto approfondito da Hillary Chute nel saggio Disaster drawn.
La sfida più grande è evidente: come sintetizzare un fenomeno estremamente complesso senza banalizzarlo o senza toni eccessivamente didattici, per stimolare coinvolgimento e riflessione? Il successo di questo graphic novel, vincitore del premio Demetra 2025, testimonia che è stata ampiamente vinta.
Dal globale al personale
All’inizio e alla fine del libro Grossi si ritrae in viaggio verso la Valle d'Aosta con i figli. Qui il discorso globale diventa locale. Le tavole hanno colori più spenti e includono foto e diapositive di un tempo in cui i ghiacciai alpini erano ancora estesi e permanevano sulle vette anche nei mesi estivi. L’inserimento della memoria familiare in un “documentario a fumetti” crea empatia e concretezza. La crisi climatica non è solo un fenomeno sistemico: è qualcosa che possiamo osservare nell’arco della nostra vita.
È proprio questa accelerazione — insieme alla nostra abitudine al declino — uno dei nodi più perturbanti messi in scena dal libro.
La grande rimozione non racconta solo il cambiamento climatico. Traduce visivamente la difficoltà stessa di comprenderlo sperimentando in modo innovativo, con un occhio alla tradizione e a opere come Here di Richard McGuire. Il graphic novel non risulta un mezzo divulgativo semplificato, ma capace di affrontare la complessità sistemica della crisi climatica in un percorso visivo di grande impatto.
Leggi l'intervista a Roberto Grossi per Lo spazio bianco:
Vai alla scheda editoriale sul sito di Coconino press:
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